Bolla finanziaria 2017

Gli analisti non hanno dubbi: gli USA sono abili a gestire il debito pubblico statunitense collocando i titoli con estrema facilità. A dispetto di quanto pensa Donald Trump, gli Stati Uniti però sono in mano agli investitori cinesi che hanno comprato ingenti quantitativi di bond a stelle e strisce. Non a caso subito dopo l’elezione presidenziale americana da Shanghai sono partite massicce vendite. Nelle ore immediatamente successive all’elezione del tycoon 1.200 miliardi di dollari solo in titoli di Stato sono passati di mano. Si tratta di quelli conosciuti. La maggior parte delle contrattazioni sui bond, infatti, si effettua fuori mercato.

Ma Trump non è la causa principale di questo trend bensì la paura di una bolla finanziaria speculativa in un mercato che cresceva senza sosta. Il movimento non risparmia i Btp italiani.

Gli analisti ritengono che questo movimento andrà avanti per i primi 2 anni di presidenza Trump. In molti scommettono che il presidente innescherà la recessione riportando la deflazione.

Come investire: Cina e Giappone

Il fenomeno è nato non solo dalla Cina ma anche dal Giappone, potenze economiche che posseggono 3 trilioni (i cinesi) e un trilione e mezzo (i giapponesi) di bond statunitensi. Tokyo ha ha deciso di aumentare il quantitative easing senza limiti acquistando tutti titoli di Stato necessari per fissare il tasso sullo zero. Parallelamente, per finanziare gli acquisti, la Banca Centrale nipponica vende soprattutto i bond USA

Il bund tedesco

Il titolo maggiormente collegato al Treasury bond è il Bund tedesco, il cui rendimento si è innalzato. Il processo partito dal Sol Levante porta ad una deriva che potrebbe diventare strutturale. I mercati sono in allarme perché il presidente eletto vuole avviare un piano di spesa pubblica e di riduzione di tasse, portatore di debito e inflazione.

L’inflazione

Potrebbe galoppare per via dell’aumento del debito pubblico USA che potrebbe passare dal 104% del Pil al 145% nel 2024, a conclusione di un eventuale secondo mandato di Donald Trump. La spesa pubblica si abbinerà alla tenaglia su commercio estero e immigrazione, che farà innalzare i prezzi dei prodotti venduti negli Stati Uniti e i salari dei lavoratori che prenderanno le posizioni basse occupate da stranieri.

Opere pubbliche e taglio delle tasse

La ricetta di Trump è chiara: opere pubbliche e taglio delle tasse. Le prime costeranno 1000 miliardi in 10 anni. I tagli alle tasse determineranno un minore introito stimato tra i 4 e 6 trilioni in 10 anni, di cui 2-300 miliardi già nel 2017. Ma non è tutto: Trump punta a rafforzare l’esercito eliminando il sequester, limite automatico alla spesa militare imposto dall’amministrazione Obama. Questa politica comporterà 550 miliardi di nuove spese.

Aumento dei tassi

Molto di più si saprà a partire da metà dicembre quando la Fed decreterà il primo aumento dei tassi. Le spinte inflattive determineranno almeno altre 2 misure nel 2017. Più Trump spingerà sull’espansione del bilancio federale più la politica monetaria diverrà restrittiva.<

E’ pur vero che bisognerà vedere effettivamente come si muovere il presidente Trump nel concreto. Ovvero da metà gennaio quando si insedierà con pieni poteri alla Casa Bianca. Donald Trump è un grande opportunista e realista. Potrebbe avere utilizzato in campagna elettorale argomenti utili a catturare voti ma poi fare scelte in senso contrario. Il neo presidente è una persona imprevedibile ma al contempo arguta. I fenomeni finanziari in atto andranno realmente misurati con le azioni concrete. La bolla finanziaria potrebbe in ogni caso esplodere in qualsiasi momento indipendentemente dalle scelte operate dal nuovo presidente su spinta di fattori che si muovono in modo centrifugo.

Europa in recessione

Gli USA sono già nel settimo anno di ripresa mentre l’Europa vive momenti bui. L’Italia è quella messa peggio. Rischia la tempesta non appena la Bce ridurrà le facilitazioni monetarie. Le banche italiane sono un fattore di destabilizzazione internazionale. Il crollo dei bond giunge in una fase di fragilità per il sistema finanziario italiano.

Ad esplodere potrebbe essere l’Europa sotto la pressione di politiche monetarie inefficaci e altrettante politiche di bilancio all’insegna dell’austerità. Gli anelli deboli della catena (come l’Italia) rischiano di incentivare il crollo nel 2017 a meno che non intervenga un’inversione di tendenza obbligata e conseguente al cambio di rotta avvenuto Oltreoceano con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

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